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Le nostre parole e il nostro stato d’animo

Visto che possiamo scegliere le nostre parole e il nostro tono, facciamolo in maniera utile.
Crescendo e interagendo con altre persone ho sviluppato un regolamento interno inconsapevole che produce il seguente risultato:
distinguo un modo di parlare “buono” da uno “meno buono” in funzione da come mi sento dopo che una persona si è rivolta (o potrebbe rivolgersi) a me.
Poi c’é il modo “appropriato” che si riferisce al modo più efficace di comunicare in un determinato contesto. Questa però é un’altra faccenda.
Insomma: il modo che una persona utilizza per comunicare con me influenza il mio stato d’animo.
E il mio modo di parlare quindi influenza lo stato d’animo degli atri e il mio quando lo uso:
  • nel descrivere un evento o una persona
  • nell’emettere un giudizio
  • nel mio dilago interno
Essere consapevole di questo mi pone di fronte alla possibilità di scegliere come comunicare ponendomi le seguenti domande:
<<Qual é il modo più utile per rivolgersi agli altri e a me stesso?>>
<<Con quale stato d’animo voglio rimanere alla fine di un dialogo?>>
Test : tempo previsto 1:15 minuti
Dialogo interno
Immaginate di trovarvi alla guida del vostro veicolo e strisciare la fiancata contro un palo mentre parlavate al cellulare tra orecchio e spalla con una persona che vi ha chiamato 30 secondi prima del fattaccio.
Che cosa vi direste? Che tono utilizzereste?
Vi insultereste? Oppure dentro di voi imprechereste contro la persona che vi ha chiamato nel momento meno opportuno?
Ora, dopo questa simulazione, mentalmente descrivete come vi sentite.
Fatto? Bene.
Adesso invece, ad incidente avvenuto, fate finta di rivolgevi alla persona a cui volete più bene in assoluto e supponete che abbia commesso il vostro stesso errore.
Cosa le direste? Che tono utilizzereste?
La tranquillizzereste? Le direste qualcosa del genere “Ok: hai fatto una cavolata, e adesso sai che devi essere più concentrata mentre guidi. (sorridendo) Vedrai che non succederà più”?
Come vi sentite invece adesso?
Nella nostra via quotidiana parliamo continuamente, sia con gli altri che con noi stessi nel dialogo interno e sta a noi scegliere come influenzare il nostro stato d’animo con le nostre modo di parlare.

Prima impressione!

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Fonte: La settimana Enigmistica

“Lo sai che le apparenze non ingannano?”

La prima volta che l’ho sentita in “Falla girare” di Lorenzo Jovanotti ho pensato che era semplicemente una frase geniale dato che di solito si sostiene il contrario.
Insomma: le apparenze ingannano oppure no?
Beh, come sempre dipende da quello che NOI decidiamo di pensare.
Succede quindi questa storia:
  • si incontra una nuova persona
  • in meno di 4 secondi
  • si riceve una cattiva impressione
  • magari frequentandola un po’
  • si cambia idea
  • ma alla fine
  • questa persona si rivela (SEMPRE) quello che sembrava la prima volta
Il nostro inconscio accumula un sacco di esperienze, tra cui le relazioni con altre persone, e le elabora principalmente per conto suo, quasi a insaputa del livello conscio.
Quindi quando si incontra per la prima volta una persona il nostro inconscio elabora in maniera velocissima le informazioni che sta ricevendo e le confronta con le esperienze passate.
Succede quindi ad esempio che se chi ci troviamo di fronte a qualcuno che trasmette dei segnali simili ad una persona che tempo fa abbiamo ritenuto che ci ha delusi, riceveremo molto probabilmente un’impressione negativa.
Lo stesso vale per le impressioni positive.
Solo che con le persone danno da subito un’impressione positiva si tende a passare sopra gli sgarri con più facilità. Infatti in ogni relazione prima o poi si presentano dei contrasti!
Quindi? Che cosa è utile fare?
Accettare la prima impressione come informazione filtrata da esperienze passate e fare in modo che la nuova relazione si basi sul piacere e sulle potenzialità che può generare.
Quando sarà il momento dei primi conflitti, ricordarsi che la prima impressione è solamente un’informazione filtrata da esperienze passate.